Django Reinhardt e l’invenzione del gipsy jazz

15.04.2017

Dagli accompagnamenti musicali nelle sale da ballo alla gloria eterna, passando per il terribile incidente alla mano sinistra. Vi raccontiamo la storia di Django Reinhardt, talentuoso e creativo chitarrista belga di origine nomade, diventato una leggenda della musica tzigana e non solo. 

Django Reinhardt nasce in Belgio nel 1910 da genitori "Manouche", nome usato in Francia per indicare i sinti. Durante i suoi primi anni di vita, la famiglia viaggia in una carovana itinerante in diversi paesi europei e nordafricani. Quando il piccolo Jean (vero nome di Django) ha compiuto otto anni, si fermano fuori dalle mura della vecchia Parigi, città che diventerà in tutto e per tutto casa sua. Qui si appassiona alla musica e riceve in dono un guitjo (ibrido tra un banjo e una chitarra) con il quale, dopo essersi impratichito da autodidatta, inizia ad accompagnare il famoso fisarmonicista Guerino nelle sale da ballo della capitale.

Nel 1928 la sua carriera sembra decollare. Realizza la prima registrazione con il fisarmonicista Jean Vaissade e conosce Louis Vola che diventerà il suo storico contrabbassista. Ma il destino ha altri piani per lui. Una sera, di ritorno da uno spettacolo, entra nel suo caravan pieno di fiori di celluloide realizzati dalla moglie per essere venduti al mercato. Sentendo un rumore provenire dai fiori e credendo sia un topo, prende una candela e si china per controllare, ma nel farlo lo stoppino cade nella celluloide trasformando, quasi istantaneamente, la roulotte in una fornace. A questo punto Django sveglia la moglie, afferra una coperta e riesce miracolosamente a sfuggire a quell'inferno che è ormai il suo caravan, ma la sua vita non sarà più la stessa. Riporta ustioni gravissime alla gamba destra, ma soprattutto alla mano sinistra.

Vista la situazione clinica i medici gli consigliano di amputare gamba e mano per evitare la cancrena, ma un po' per spirito e un po' per cultura non si fida del parere medico e decide di rischiare la vita pur di tenere gli arti. Ma c'è un problema. La mano sinistra, salvata grazie a un'operazione di fortuna eseguita con la dannosissima anestesia al cloroformio, ha l'anulare e il mignolo semi-atrofizzati e fusi insieme. Impossibile per lui continuare a suonare il guitjo. Durante la convalescenza gli viene allora regalata una chitarra e lui spenderà i diciotto mesi seguenti a cercare un modo per sopperire al deficit fisico mettendo a punto delle nuove tecniche che lo faranno entrare nella storia della musica.

A causa di questo infortunio, Django si ritrova a dover eseguire le melodie e le scale per i suoi assolo con i soli indice e medio, con il risultato di vedere limitate le sue possibilità espressive. Proprio per questo inventa da zero una tecnica, oggi imprescindibile, chiamata "rullata di scala cromatica", che gli permette di eseguire con l'utilizzo di un solo dito una scala cromatica (nella quale si suonano tutte le note a salire e a scendere). Inoltre, per l'estrema difficoltà nel muovere le ultime due dita, inventa nuove diteggiature per gli accordi di sesta-nona, tipici della musica manouche, in cui suona il basso con il pollice e la nona (nella parte bassa del manico) con le due dita atrofizzate

Questa rivoluzione tecnica unita alla passione per i grandi jazzisti americani (Louis Armstrong, Duke Ellington, Art Tatum) lo portano a inventare un nuovo stile, il gypsy jazz, che unisce elementi della tradizione tzigana, i valse francesi e lo swing americano.

La svolta della carriera avviene tra il 1933 e il '34 quando Django e un gremito gruppo di musicisti, tra cui Louis Vola e Stéphane Grappelli (il suo futuro violinista), suonano come band per le serate di ballo dell'Hotel Claridge. Durante una jam session tra uno spettacolo e l'altro, i manager dell'hot club li ascoltano e decidono di puntare su di loro. Creano una nuova bande gli fanno registrare il loro primo disco con il nome di Hot Club de France Quintet. Da quel momento la loro fama cresce vertiginosamente facendo di loro delle star sia in Europa che in America, dove Django viene talmente apprezzato da ricevere l'onore di potersi esibire con le leggende Duke Ellington e Dizzie Gillespie.

Da qui in avanti Django entrerà nella storia. Nonostante alcuni cambi di formazione e di stile (come l'utilizzo della chitarra elettrica durante il periodo bebop) diventa un punto di riferimento per moltissimi giovani che si avvicinano alla chitarra. Oltre a dare il la a un'intera generazione di chitarristi zingari, influenzerà leggende della musica come B.B. King, Jeff Beck che lo definirà "quasi sovraumano", Jerry Garcia e Tony Iommi (entrambi vittime di incidenti alle dita della mano sinistra) e tanti altri. Tutto questo senza che lo stesso Django sapesse effettivamente scrivere e leggere la musica, e senza che avesse mai imparato nozioni base come il significato di scala musicale. Un mito! 

da: www.yury.it

                                                                   

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